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Le pareti vegetali
Le pareti vegetali

Tecniche di costruzione

di Luca Antonini | 

Malgrado l’avanzare del cemento e lo sfruttamento incontrollato del territorio, notiamo una crescente sensibilità rivolta al verde. Le autorità si stanno chinando sul problema e anche noi, nei nostri micro giardinetti o sui terrazzi, possiamo optare per pareti divisorie al posto della solita siepe, come angolo verde o a salvaguardia della nostra intimità. Con le tecniche in seguito illustrate possiamo inverdire i tetti o le pareti, esterne o interne, di casa nostra. Notiamo sempre più spesso l’uso del cosiddetto “vertical greenery” o “vertical gardening” anche nei centri commerciali.

Una volta le case erano inverdite ricorrendo semplicemente a rampicanti come il glicine, la vite «vinifera» o la vite vergine. Oggi la tecnica è notevolmente progredita passando dal semplice sostegno metallico o in legno per sole piante rampicanti a strutture complesse in grado di ospitare vegetazione di ogni tipo. I sistemi più completi vengono addirittura progettati insieme alla casa per essere integrati durante la costruzione delle pareti contribuendo oltretutto all’isolazione termica e fonica.

Ma cominciamo con un metodo molto semplice come quello di utilizzare le comunissime “Euro-pallet” in legno che, con piccole modifiche strutturali e un accurato sistema di protezione contro l’umidità, possono alloggiare le nostre piante ed essere ancorate alle pareti di casa nostra. Sul mercato troviamo semplici moduli accatastabili in materiali compositi o più complesse strutture portanti metalliche a cui vengono fissate tasche in materiale geotessile o vasche in plastica, nelle quali piantare le varietà desiderate. Gli scopi per un inverdimento verticale sono molteplici: decorativo, di sostegno (ad esempio la parete portante di una pergola su un terrazzo), come isolazione termica o fonica, per mancanza di spazio.

Quando decidiamo di costruire una parete verde, dobbiamo tener conto dei seguenti fattori:

  1. che tipo di coltura desideriamo? Coltura estensiva, con sedum, graminacee o con semplici rampicanti, che richiede da 1 a 4 interventi di manutenzione all’anno. Coltura intensiva come un orto familiare, con fiori stagionali, piantine aromatiche, piccoli arbusti, con interventi quindicinali o mensili;
  2. irrigazione manuale o automatica? Su piccole strutture a portata d’annaffiatoio bagniamo noi saltuariamente mentre su strutture più importanti dobbiamo installare un impianto d’irrigazione automatico. In entrambi i casi è importante pensare al riciclo dell’acqua in esubero, con una vasca di ritensione alla base. Con l’irrigazione portiamo però umidità verso le nostre facciate, quindi dovremo prevedere un’isolazione adeguata tra le pareti e la vegetazione.
  3. le nostre pareti sopportano il peso della struttura in caso di ancoraggio? Nella maggior parte dei casi la risposta è sì. In caso contrario dovremo optare per una struttura autoportante ma ciò porta ad un’altra problematica: se questa struttura poggiasse direttamente sul nostro terrazzo comporterebbe problemi di statica? Vi sono strutture che raggiungono i 150 kg per metro quadro!
  4. che tipo di esposizione ha la nostra parete? L’esposizione più o meno marcata della nostra parete vegetale alla luce solare e ai fattori climatici ci orienterà sulla scelta delle piante ma anche dei materiali che compongono la struttura: la reazione al caldo e al freddo e la capacità di trattenere l’umidità.

Per concludere, se desideriamo una struttura solida e duratura, dobbiamo investire tempo e denaro. Non c’è spazio per l’improvvisazione come spesso, purtroppo, accade nel settore del giardinaggio.

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