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Le pareti vegetali
Le pareti vegetali

Introduzione

di Kiwy Varalli | 

In passato in mezzo al verde nascevano radure sulle quali si costruivano paesi, si lottava contro la vegetazione avanzante costruendo abitazioni, strade e superfici in duro. Non si desiderava il verde vicino a casa in quanto appena fuori dal paese la vegetazione abbondava rigogliosa. Nel tempo i paesi sono diventati città e le superfici verdi sono diminuite lasciando al centro abitato una desolazione di cemento e asfalto. L’aumento della temperatura in città, dovuto al surriscaldamento di cemento e di asfalto e l’incalzante smog caratterizzano la poca vivibilità che si instaura nei centri abitati, soprattutto laddove il verde scarseggia.

Con queste premesse urge trovare nuove superfici verdi per instaurare un confortevole microclima urbano, in cui le piante, con l’evapotraspirazione, mantengono fresca e umida l’atmosfera, riducono lo smog assorbendo anidride carbonica e rilasciando ossigeno. A questo proposito associazioni cittadine lottano per conservare quei piccoli polmoni verdi non ancora edificati, interpellando comuni e cantone affinché acquistino i sedimi per creare parchi pubblici o cercando di mantenere le zone non ancora edificate. Ma la speculazione edilizia e la necessità di nuovi alloggi a volte prevalgono e lo spazio verde diventa sempre più esiguo. La riduzione di spazi verdi influisce notevolmente sulla qualità di vita che si instaura nei centri. Malumore e stress dovuti a smog, polveri, calore e rumore sono alcuni aspetti che l’assenza di verde può provocare. Ognuno di noi quando vuole rilassarsi e respirare un po’ d’aria per rivitalizzarsi cerca uno spazio vivo, che sia un lago, un fiume o più semplicemente un parco. Alcune città, per sopperire alla mancanza di vegetazione, stanno inverdendo i tetti. Superfici vegetali non fruibili dal cittadino ma che offrono notevoli vantaggi a livello climatico e alla biodiversità. Soluzioni valide anche come isolazioni termiche degli edifici che godranno di una maggiore efficienza energetica. Troppo spesso alle nostre latitudini si preferiscono ancora i tetti in ghiaia. In molte città, oggi, si pensa al futuro. La riduzione di suolo edificabile crea edifici sempre più alti con pareti verticali sempre più vaste con conseguenze sul riscaldamento urbano e il riverbero del rumore. Per cui, da alcuni anni, si sta sperimentando la tecnica di inverdimento delle pareti dei palazzi. Il comune di Parigi, che prevede di ridurre del 75% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050, ha commissionato nell’ambito del Piano Clima Energia, uno studio futuristico che mira a coltivare un futuro più sano riducendone l’impatto ambientale. Progetto denominato: Paris Smart City 2050 dello studio di Vincent Callebaut Architectures.

Restando ai giorni nostri e in un contesto meno futuristico, in alcune città si cominciano a scorgere pareti vegetali, sia all’interno sia all’esterno degli edifici, utilizzate soprattutto come opere artistiche o promozionali.
Tra queste possiamo citare:

  • Il parcheggio “des Ternes” a Parigi, i cui pilastri sono colonizzati da felci, ficus e altre specie tropicali, conferendogli un aspetto surreale;
  • Il muro vegetale del museo “du quai Branly”, sempre a Parigi, creato dall’architetto Jean Nouvel e dal botanico Patrik Blanc;
  • L’acquario di Genova, con la lussureggiante scenografia botanica data dalla moltitudine di piante tropicali che ricoprono i muri;
  • Il muro vegetale del “Marché des Halles” ad Avignone, una grande facciata sospesa come uno schermo sopra la testa delle persone;
  • Le facciate dello “Sportplaza Mercator” di Amsterdam, che mette in pratica un’altra tecnica di costruzione formata da elementi modulari.

Pure in Ticino, scorgiamo delle pareti vegetali. Entrando in un ristorante ad Ascona o scrutando qualche giardino nel Sottoceneri.

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