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Il giardino naturale
Il giardino naturale

a cura di Luca Antonini (testo) e Martino Buzzi (foto) | 

Patrimonio culturale e paesaggistico molto importante, espressione della più antica tecnica di muratura, patrimonio per la biodiversità. Purtroppo i muri a secco stanno sempre più scomparendo, una volta erano gli agricoltori gli artefici di questi manufatti.

I muri a secco venivano utilizzati in tutta Europa come separazione di poderi, terrazzamento di terreni (per i vigneti in Ticino, Vallese, Italia del nord, Toscana), per il sostegno di strade e sentieri, a contenimento del bestiame. Muri costruiti con pietre grezze o lavorate, accuratamente incastrate e accatastate senza aiuto di malte o leganti, secondo regole molto precise, con coscienza e conoscenza della materia prima. Materia ottenuta in loco, per quanto riguarda le pianure, dissodando il terreno a scopo agricolo, mentre nelle valli erano le montagne a fornire pietre per la creazione di strade, sentieri e ponti; da una parte si scavava e dall’altra si costruiva. Oggi l’espansione delle aree urbane con tecniche e materiali più “economici”, rimpiazza queste opere. Un peccato se osserviamo bene la nostra realtà: abbiamo la materia prima dietro casa e la coltura del sasso esportata anche all’estero. A farla da padrone è comunque sempre il “denaro” e forse un po’ anche la nostra superficialità.

Occorrerebbe riscoprire i muri a secco in tutti i loro aspetti:

• come muri di contenimento, portanti, di divisione;
• come patrimonio culturale, segno del nostro passato, tuttora attuale e funzionale;
• come fonte di vita;
• dal lato estetico delle regioni rurali.

Molto importanti sotto l’aspetto della biodiversità, costruendone di nuovi e mantenendo quelli esistenti, contribuirebbero non solo al mantenimento di molteplici forme di vita ma conferirebbero al paesaggio una fisionomia armoniosa e naturale.

I muri a secco ospitano fauna e flora | Le loro fughe danno riparo ad animali come la lucertola muraiola, l’orbettino, la vipera comune, ricci, piccoli uccelli, ragni, scorpioni, farfalle, chiocciole e offrono un biotopo terrestre al rospo comune. Come vegetazione troviamo il timo, la borracina, la cimbalaria, il geranio di San Roberto oltre agli arbusti indigeni e alle piante dei nostri boschi che con la semenza si insediano in questi manufatti. La civiltà sta cancellando il proprio passato ma fortunatamente Confederazione, Cantoni, Comuni e diverse Associazioni con il contributo di donazioni si occupano della problematica incaricando aziende ed enti pubblici al mantenimento e alla ricostruzione di oggetti esistenti. A tal proposito operano pure associazioni con i propri specialisti e con coloro che prestano servizio civile. Sono inoltre attive alcune associazioni padronali che intervengono a scadenze regolari con i propri apprendisti (vedi SSIC con il progetto nel Mendrisiotto). A da man forte contribuiscono infine anche i corsi per adulti. Ovunque in Svizzera avvengono opere di mantenimento e di ricostruzione con cantieri dalle dimensioni più o meno importanti, tutte rivolte alla salvaguardia di queste antiche opere murarie. 

Una volta erano gli agricoltori i maggiori costruttori e custodi di queste opere; i boschi e i campi erano fonte di sostentamento per loro e gli animali, quindi il loro mantenimento era automatico.  Oggi non è più così, l’agricoltura ha fatto passi da gigante e tante materie prime non vengono più sfruttate come una volta, si comperano. Il bestiame viene mandato agli alpeggi, si prende solo la comoda legna lungo la strada e per il resto la si compra, lo strame non è più fatto con la foglia dei nostri boschi ma di paglia acquistata; tutto ciò ha fatto sì che la natura facesse il suo corso, i muri sono coperti da rovi e piante infestanti come la robinia, il frassino, l’ailanto, il poligono del giappone, l’albero delle farfalle, ma anche le nostre piante da giardino come il lauro e la palma fanno la loro parte. Il fatto di non più frequentare certe zone e non più utilizzare certe strade ha contribuito al deterioramento di queste opere.

Costruire muri a secco, per che ha le dovute conoscenze, è un lavoro faticoso ma comunque semplice, basta rispettare determinate regole tecniche e fisiche; il loro mantenimento risulta invece più difficile, spesso questi muri rimangono in zone discoste, difficilmente accessibili. Una volta come mezzi di trasporto c’erano i muli e i buoi, per la lavorazione del sasso c’era la tecnica e la forza di braccia, ora ci sono macchinari e attrezzature che facilitano questo compito ma non sempre sopperiscono alla conoscenza di chi centinaia di anni fa ha costruito queste opere ancora molto presenti e funzionali.

Certe regole basilari di costruzione vengono rispettate anche oggi con materiali recenti, vediamo sempre più muri costruiti con elementi prefabbricati in calcestruzzo; occorre sempre creare uno strato di fondazione stabile o almeno con materiale non gelivo, un muro a secco costruito bene segue anche i movimenti dati dal gelo e disgelo del terreno; il peso del muro deve contrastare la spinta esercitata dal terreno esistente o dalla terra di riempimento; si deve sempre creare un drenaggio alla base in modo da evitare i ristagni d’acqua. Utilizzando la stessa tecnica, oggi vengono costruiti muri con blocchi di sasso lavorati o meno, assemblati sempre con le solite regole, ciò significa rispettare una certa rastremazione¹, usare pietre di collegamento, pietre di riempimento accuratamente posizionate per dare stabilità al tutto, il peso che si aggira sempre tra i 700 e 1’000 kg al m² a dipendenza del altezza del muro (se a una o a due facciate) e l’altezza.

Un grosso contributo al mantenimento dei muri esistenti e al mantenimento di certe tradizioni, potremmo darlo anche noi giardinieri, a dipendenza del luogo, dal tipo di costruzione dell’immobile, in base alla morfologia del terreno e alla natura adiacente, consigliando al committente un mantenimento o una nuova costruzione di questo genere elencandone i diversi vantaggi.

¹ La rastremazione è la riduzione di sezione realizzata per ottenere un corretto rapporto fra i carichi applicati e la sezione resistente. La base di un muro è infatti gravata da tutto il proprio peso e deve avere una sezione maggiore di quella superiore.

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